Sebastião Salgado 

Per noi che studiamo fotografia e che ogni giorno cerchiamo di imparare tecnica e composizione. Per noi che ci documentiamo, ci informiamo e  cerchiamo ispirazioni,  ci sono grandi nomi di fotografi o fotoreporter dei quali non possiamo non approfondirne la conoscenza.

Oggi, per puro caso facendo zapping, mi sono soffermata su un documentario dedicato al fotografo più grande dei nostri tempi. Non ci è voluto molto per tenermi inchiodata e letteralmente assorbita in quello che hanno visto i miei occhi. E non ci è voluto molto perché lacrime di emozione e commozione scendessero da sole.


Sebastiao Salgado, fotografo brasiliano, questo signore di 72 anni  i cui occhi hanno visto guerre civili, migrazioni, la vita delle tribù in Africa, le malattie, nei suoi reportage sul sociale. Con la sua attrezzatura fotografica  ha seguito e testimoniato le condizioni dei lavoratori, la  guerra in Jugoslavia, in Portogallo, e che ha dedicato anni della sua vita alla natura, agli  animali, alle loro meraviglie… Questo signore che dei suoi reportage ha fatto enormi capolavori, che racchiude in questo sguardo milioni di immagini e mentre racconta i suoi viaggi io riesco ad entrare in quegli scenari, e mi sembra di sentire gli odori, le urla, il pianto dei bambini.


Compone, tra le altre, un opera che chiamerà “Exodus”, un viaggio attraverso 35 paesi per documentare il viaggio in strada, gli spostamenti dei migranti, per rincorrere nuove speranze di vita e racconterà in questa opera il cammino dei latinoamericani verso gli Stati Uniti, gli ebrei in fuga dall’Unione sovietica, i kosovari che lasciano l’Albania, i rifugiati Heidi del Ruanda, e le immagini forti urlano  dolore, violenza, fame, odio.


Mi ha colpita una frase da lui pronunciata, “quando sono andato via da quel posto ero malato, ma non di una malattia infettiva… Malato nell’anima, nel profondo” ed è esattamente questo che le sue foto rigorosamente in bianco e nero raccontano e trasmettono.

Un Altra opera un capolavoro sulla natura e sugli animali “Genesi

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Altra monumentale impresa, il suo viaggio al freddo della Siberia documentato da immagini di popolazioni di cui gran parte di noi, può solo provare ad immaginarne le condizioni di sopravvivenza.


Questo straordinario documentario, Il Sale della Terra, diretto da suo figlio Juliano Ribeiro Salgado e Wim Wenders, uscito nelle sale cinematografiche lo scorso anno , ha avuto una nomination all’Oscar 2015.

Di questa nomination, devo darne atto al valore, alla profondità dei suoi gli racconti, alla scelta delle immagini più toccanti, alla capacità e la forza di Sebastião Salgado di portarti in questo itinerario umano ed artistico attraverso potenti immagini in bianco e nero, semplici e brutali.

Ne consiglio la visione a tutti anche a chi non è appassionato di fotografia.

Un uomo che mi ha fatto innamorare  ancora di più della fotografia e della vita di un fotoreporter.

Salgado rappresenta, per me, l’essenza della verità.